Archive for the “software” Category

Sono recentemente stato invitato a provare Google Wave, la nuova piattaforma di comunicazione e di collaborazione made in Google. Più in generale è un framework che integra email, istant messaging, wiki e social networking; se vi state chiedendo a cosa più servire, molto probabilmente non vi serve.

Se invece avete un gruppo di persone con cui state condividendo un progetto e con cui volete rimanere sempre in contatto, organizzando ogni tipo di comunicazione in maniera compatta e facilmente accessibile, allora Google Wave è quello che fa per voi.image

Google conta molto nel progetto Wave: infatti, come spiegato nel keynote, Google vuole che Wave rimpiazzi presto l’uso quotidiano dell’email. Tant’è che lo slogan con cui Wave è stato lanciato è proprio “Is What Email Would Look Like If It Were Invented Today

Dopo averlo provato per qualche giorno, devo dire che è davvero un buon prodotto, facile da usare, e soprattutto semplice ma completo, come tutti i prodotti Google. Google Wave lamenta però ancora qualche problema (più che comprensibile, il prodotto è ancora su invito): infatti, per tutto un pomeriggio (PDT time) non sono riuscito ad utilizzare Wave perché il javascript non veniva renderizzato correttamente.

Detto questo, offro 6 3 1 0 inviti [non ho più inviti ma appena ne avrò a disposizione inviterò quelli che commenteranno qui sotto] per provare Google Wave: scrivete un commento (avendo cura di riempire il campo email altrimenti non potrò mandarvi l’invito) e appena posso vi manderò un invito. Happy Waving!

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Nella vita di un sistemista esiste un task piuttosto ripetitivo: ovvero quello di aggiornare i pacchetti (= gli applicativi) installati sul proprio sistema (vuoi perché le versioni recenti dello stesso software dovrebbero essere migliori, più performanti e al riparo dagli ultimi bug di security, etc.).

Nel caso di un sistemista alle prese con un sistema Ubuntu (o Debian), il task [da eseguire ripetutamente] si riduce a:
apt-get update
apt-get dist-upgrade

(o comunque equivalente se usate aptitude).

Ora, per evitare di ripetere il task, i sistemi Ubuntu/Debian mettono a disposizione unattended-upgrades: una volta installato il pacchetto, il sistema provvederà ad aggiornare e installare automaticamente tutte le applicazioni installate nel sistema. Vediamo come installare e configurare passo-passo unattended-upgrades:

  1. apriamo un terminale e installiamo il pacchetto unattended-upgrades: apt-get install unattended-upgrades update-notifier-common
  2. editiamo il file /etc/apt/apt.conf.d/50unattended-upgrades in questo modo:

    Automatically upgrade packages from these (origin, archive) pairs
    Unattended-Upgrade::Allowed-Origins {
    "Ubuntu hardy-security";
    "Ubuntu hardy-updates";
    };

  3. editiamo il file /etc/apt/apt.conf.d/10periodic in questo modo:

    APT::Periodic::Update-Package-Lists "1";
    APT::Periodic::Download-Upgradeable-Packages "1";
    APT::Periodic::AutocleanInterval "1";
    APT::Periodic::Unattended-Upgrade "1";

A questo punto i pacchetti installati nel sistema verranno aggiornati automaticamente.

Nota: è sempre opportuno controllare i log degli aggiornamenti per evitare eventuali problemi. I log degli aggiornamenti si possono trovare, ovviamente, in /var/log/unattended-upgrades

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Per chi utilizza Gentoo Linux e vuole conoscere quali pacchetti (e quindi quali applicazioni) sono installate basta semplicemente installare gentoolkit (emerge app-portage/gentoolkit) e poi utilizzare equery list.

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Per quanto riguarda i trasferimenti di files tra servers UNIX, scp è la soluzione ottimale: non richiede di aprire porte (ok, oltre a quella di ssh, ma chi non lo usa oggigiorno?), è sicuro e soprattutto è veloce.

Quando si parla di trasferimenti di grandi files, tuttavia, entra in gioco un fattore molto importante, ovvero il resume del trasferimento; ovvero, la possibilità di poter riprendere il trasferimento di un file dal punto in cui lo si era interrotto. scp non offre la possibilità di effettuare trasferimenti con resume. Per sopperire a questa mancanza, usiamo rsync in questo modo:


rsync -a -v -z --partial –progress --rsh=ssh file_locale username@macchina_remota:/home/username/

Il file_locale (che può essere anche una directory) verrà copiato sulla macchina remota, nella home dell’utente username. Le altre opzioni passate a rsync permettono di avere un output dettagliato e di abilitare la compressione durante il trasferimento.

Si può costruire un alias per questo comando in modo da avere scp in modalità resume, basta semplicemente aggiungere la seguente riga nel file .bashrc, presente nella propria home directory (se usate un’altra shell, come ad es. zsh, confido che sappiate quale file modificare):


alias scpresume='rsync –a –v –z --partial --progress --rsh=ssh'

A questo punto per trasferire un file si procede in questo modo:

  • scp filename username@macchina_remota:/home/username

SE si presenta un problema durante la copia, si usa scpresume:

  • scpresume filename username@macchina_remota:/home/username
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Da quando sono più su Ubuntu che su Windows (sulla mia macchina dual-boot) mi capita sempre più spesso di dover accedere alla partizione di Windows per accedere ai miei dati. Tuttavia, Ubuntu non monta automaticamente la partizione di Windows e quindi sono costretto a montarla ad ogni riavvio del sistema.

Per risolvere questa scomodità ho fatto in modo di montare automaticamente la partizione di Windows all’avvio del sistema. Ecco i passi per abilitare questa funzionalità:

  • Aprite un terminale, e scrivete il comando:
    sudo apt-get install ntfs-config
  • Dopo aver terminato l’installazione del pacchetto , andate nel menù di Ubuntu –> System tools –> NTFS Configuration Tool 
  • Selezionate la partizione Windows che volete auto-montare all’avvio e impostate un mount point opportuno (io ad esempio uso
    /media/windows) 
  • Cliccate su ‘Apply’ e abilitate entrambe le opzioni (“Enable write support for internal device” e (“Enable write support for external device”).
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Ho sempre trovato Netbeans IDE molto più veloce e reattivo di Eclipse. Per rendere Eclipse più veloce, ho pensato di applicare le impostazioni della JVM con le quali Netbeans viene lanciato e applicarle ad Eclipse. Ho ottenuto dei risultati molto buoni, in generale Eclipse ora è molto più veloce e scattante.

Vediamo ora come configurare Netbeans per implementare la modifica dei parametri della JVM:

  • cercate il file eclipse.ini. La sua locazione dipende dal vostro sistema operativo e da dove avete installato Eclipse. Su Windows, ad esempio, si trova nella stessa cartella di eclipse (hint: C:\eclipse o C:\Programmi\Eclipse); su Linux, date un’occhiata a /opt/eclipse (di solito è la directory più indicata per installarlo).
  • una volta trovato il file eclipse.ini, apritelo con un editor di testo e aggiungete in fondo al file queste impostazioni di configurazione (copia/incolla, il segno – deve essere incluso):

    -Xms512m
    -Xmx512m
    -XX:PermSize=256m
    -XX:MaxPermSize=256m
    -Xverify:none
    -XX:+UseConcMarkSweepGC
    -XX:+CMSClassUnloadingEnabled
    -XX:+CMSPermGenSweepingEnabled

  • salvate e chiudete il file. Fine!

Per i più curiosi, vediamo di spiegare cosa rappresentano le opzioni di configurazione che abbiamo specificato:

  • le prime quattro opzioni permettono di specificare la dimensione massima di memoria che Eclipse può utilizzare
  • la quinta opzione specifica alla JVM di non verificare il bytecode generato
  • per le ultime tre opzioni, vi rimando al Netbeans performance tuning tips; in generale le tre opzioni servono per fare il tuning del Garbage Collector della JVM.

Ci possono essere altre opzioni “utili” che potrebbero incrementare la velocità di Eclipse. È d’obbligo specificare, però, che le performance ottenute potrebbero variare da computer a computer, in relazione a molteplici fattori, quali sistema operativo, versione della JVM, versione di Eclipse, etc. Come si dice in gergo, YMMV.

Comunque, quello che io ho ottenuto è un aumento considerevole della velocità e della reattività di Eclipse, e difficilmente tornerò alle impostazioni di default.

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La gestione dei propri contatti è un’attività molto importante: ho una rubrica di tutti i contatti (selezionati) che mi servono e che tengo costantemente aggiornata, aggiungendo i dettagli mancanti etc.

Alcuni contatti sono anche miei friends su Facebook, il social notworking (no, non ho sbagliato) più famoso; ebbene, molte persone condividono, su Facebook, molti dettagli (quali la foto, il proprio compleanno, la mail, il telefono, etc.). image

L’idea geniale di Fonebook (solo per Windows, per Mac vedi in fondo all’articolo) è quella di sincronizzare i dettagli dei vostri contatti Outlook (presenti nella rubrica) con i dettagli degli stessi contatti che sono su Facebook (e che sono vostri friends). In questo modo Fonebook integra i contatti esistenti aggiungedo, da Facebook:

  • la foto
  • l’about della persona
  • il compleanno della persona nel vostro calendario di Outlook

Il programma permette, inoltre, di fare il matching tra i contatti il cui nome non è coincidente (per quei contatti che su Facebook hanno un nome diverso da quello presente nella rubrica – ad esempio perché aggiungono un soprannome al proprio nome visualizzato su Facebook); infine, il programma può anche aggiungere alla rubrica Outlook i contatti che sono su Facebook ma non nella rubrica di Outlook.

Un programma simile, solo per Windows, è Outsync. È più limitato rispetto a Fonebook: può soltanto copiare la foto da Facebook.

Per gli utenti Mac esiste AddressBookSync.

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Ed ecco che finalmente, la nuova versione di Ubuntu 9.04 (il cui nome in codice è Jaunty Jackalope) è stata rilasciata. Un po’ come durante l’upgrade da Ubuntu da Hardy (8.04) a Intrepid Ibex (8.10), voglio utilizzare la linea di comando per aggiornare il sistema all’ultima release. Nota importante: per passare a Jaunty dovete obbligatoriamente avere Intrepid; date un lsb_release –a per scoprire che versione di Ubuntu state utilizzando, ad esempio:

  • $ lsb_release -a
    No LSB modules are available.
    Distributor ID: Ubuntu
    Description:    Ubuntu 8.10
    Release:        8.10
    Codename:       intrepid
    OK, questa macchina può essere aggiornata
  • $ lsb_release -a
    No LSB modules are available.
    Distributor ID: Ubuntu
    Description:    Ubuntu 8.04.2
    Release:        8.04
    Codename:       hardy
    KO, questa macchina NON può essere aggiornata. Dovete prima fare l’upgrade da Ubuntu da Hardy (8.04) a Intrepid Ibex (8.10) e poi tornare a seguire questa guida.

Ora che abbiamo passato in rassegna i vari requisiti, passiamo alle istruzioni vere e proprie:

  1. Installare (se non è già installato) update manager con: sudo apt-get install update-manager-core
  2. lanciate il processo di aggiornamento con sudo do-release-upgrade

update-manager vi chiederà se volete effettivamente aggiornare e vi darà anche una stima del tempo previsto:

Calculating the changes

Do you want to start the upgrade?

12 packages are going to be removed. 160 new packages are going to be
installed. 998 packages are going to be upgraded.

You have to download a total of 749M. This download will take about
51 minutes with your connection.

Fetching and installing the upgrade can take several hours. Once the
download has finished, the process cannot be cancelled.

Continue [yN]  Details [d]

Date ‘y’ e l’upgrade comincerà.

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Di solito gli utenti Mac non installano un antivirus perché si crede che il sistema operativo OSX sia esente da virus. Infatti, la giustificazione è quella per cui “su OSX non esistono virus [vedi sito Apple], e se esistessero chiedono comunque la password di sudo/root prima di installarsi; basta non fornire la password a programmi sconosciuti!”.

Ultimamente ho trovato un interessante articolo da parte di Sophos, la famosa società di sicurezza. In pratica, su un sito (di cui non riporto il link per ovvie ragioni) viene offerta la possibilità ad utenti Windows e Mac (!) di poter scaricare un codec HDTV/DTV. Il codec però si rivela un trojan horse. Ovviamente gli utenti Mac non potranno più utilizzare la giustificazione “basta non fornire la password”, in quanto è l’utente che vuole legittimamente (ed è sua intenzione) installare il codec, quindi fornirà sicuramente la password. Ed ecco che così il computer viene infettato!

Nel video sottostante potete trovare tutta la descrizione grafica del processo: download, spacchettamento e installazione (bloccata dall’antivirus).


Apple Mac malware: Caught on camera from Sophos Labs on Vimeo.

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Ultimamente ho dovuto fare ulteriore spazio alla mia partizione XFS (ma il procedimento funziona anche se avete qualsiasi altra partizione, tipo ext3 o reiserfs) per Linux, a scapito di quella NTFS destinata a Windows.

Per fare il resize della partizione Windows, dopo aver fatto un backup e una deframmentazione, ho usato gparted su Linux (sudo apt-get install gparted). Ad un primo avvio, mi era impossibile fare il ridimensionamento della partizione in quanto l’opzione “resize” era disabilitata.

Dopo un po’ di ricerca, ho scoperto che bisogna installare il package ntfsprogs (quindi aprite un terminale e digitate sudo apt-get install ntfsprogs).

Dopo aver installato ntfsprogs chiudete e riaprite gparted, e potrete ridimensionare la partizione NTFS.

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